Cosa pensano gli americani dell’Italia

Nei vari tour che faccio con i turisti americani in Italia mi capita di notare come certe cose che per noi sono completamente normali, per loro sono percepite in maniera differente. È uno degli aspetti che mi piace di più del mio lavoro.. vedere il mio Paese attraverso occhi stranieri e capire cos’abbiamo in comune e cosa invece è tipico italiano.

Eccone alcune riflessioni  

  • Quando parlo del sistema scolastico italiano rimangono sempre tutti stupiti del fatto che a 14 anni gli studenti italiani debbano già scegliere che tipo di scuola superiore frequentare. Questo ci differenzia da moltissimi Paesi, anche europei. Al tempo stesso, apprezzano moltissimo la divisione delle scuole superiori per indirizzi, ovvero il fatto che ci si possa specializzare in un ambito (come le lingue straniere per il liceo linguistico, nelle materie scientifiche per lo scientifico). E che questo valga anche tra gli istituti tecnici sorprende ancora di più. Il fatto che si scelga tra grafica, ragioneria, professioni sanitarie.. all’estero non c’è questa forte distinzione ed è invece qualcosa che viene apprezzato molto da fuori
  • Non capiscono bene il concetto di “per andare in bagno prendete un caffè veloce da qualche bar. Al di fuori dell’Italia, non c’è tanto la cultura del caffè in piedi, al bancone, di 5 minuti. Per un non italiano, spesso, prendere il caffè significa sedersi al tavolino e gustarlo con calma. Non c’è neanche l’idea di bar dove fare colazione come intendiamo noi. Per gli americani, inoltre, la parola bar è un locale che fa da bere la sera, sopratutto i drink. Ogni volta devo spiegare loro che per noi un bar è dove prendiamo un toast a pranzo o una brioche la mattina. Inoltre, per molti la parola caffè è generica e spesso associata alla tazza grande.. con loro bisogna sempre specificare espresso
  • Quando dico che molti trentenni ancora vivono in casa con i genitori sono sempre allibiti. Per un tedesco o olandese, ma anche per un americano o canadese, è normale andare via di casa a 18 anni. Molti americani, per esempio, si trasferiscono da uno Stato all’altro per andare al college appena finito l’high school. Sono abituati a lasciare la casa di famiglia in giovane età, cosa che qui non è così frequente, anche perché molti italiani studiano all’università nella loro città natale e vanno via di casa con calma, dopo aver trovato un lavoro stabile. Ma finendo l’università di solito intorno ai 24/25 anni è difficile andare via di casa prima…
  • Sono sempre incantati dai negozi di frutta e verdura, dai panifici, dalle macellerie. Rispetto agli Stati Uniti, ma anche ai Paesi Bassi o al Regno Unito, manca un pò l’idea del tipico negozio di quartiere che sforna il pane ogni mattina, o il pescivendolo che vende pesce fresco e saluta amichevolmente i clienti che passano. All’estero, spesso, sono le grandi catene o i supermercati a vendere frutta, verdura, pane e dolci. Se ci penso, di panifici ne ho visti davvero pochi all’estero, così come fruttivendoli.  È un aspetto che viene sempre molto apprezzato e associato come “tipico italiano”, ma anche genuino e salutare
  • Questo nostro urlare o gesticolare è sempre molto apprezzato. Quando faccio i tour per Genova, capita spesso che incontri o saluti qualcuno che conosco.. che il più delle volte mi chiama gridando dall’altra parte della strada. I nostri gesti con le mani, i saluti a voce alta, gli abbracci e baci sono percepiti come qualcosa di esagerato, ma di molto caloroso. Sono un pò imbarazzati dai doppi baci o dal contatto fisico, però in realtà lo vedono come una bella cosa.

  • per quanto a noi possa sembrare strano, sono affascianti dal sistema ferroviario italiano. Se pensiamo che agli americani che usano solo la macchina o prendono l’aereo, per loro muoversi da Milano a Napoli con il treno è quasi surreale. Si congratulano sempre della puntualità, pulizia, efficienza e velocità. In tre settimane si girano l’Italia intera in treno. Ovviamente si riferiscono sicuramente alle Frecce o Intercity

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